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Sabato 24 gennaio il Presidio Donne per la Pace sarà in via Ruggero Settimo angolo via Magliocco – Palermo

FUORI LA GUERRA DAL LINGUAGGIO – FUORI LA GUERRA DALLA STORIA
Il 2026 è iniziato con un’escalation di violenza accompagnata da una distorsione sistematica del linguaggio politico e mediatico. La morte di Renee Nicole Good, uccisa da un agente dell’ICE a Minneapolis, è stata raccontata dal governo come legittima difesa e “terrorismo interno”, nonostante video, testimonianze contrarie e l’assenza di prove che giustifichino tali accuse.
In Iran, dopo anni di proteste contro il regime e repressioni durissime, il governo e le opposizioni interne ed esterne competono per controllare narrazioni che riducono spinte popolari complesse a semplici minacce all’ordine.
L’azione militare statunitense in Venezuela – e il sequestro di Maduro – è stata narrata come un’operazione di polizia contro il narcotraffico.
Ma anche in contesti come la Palestina, dove l’assedio destruttura da anni la vita quotidiana, parole come “sicurezza”, “stabilità” e “minaccia” funzionano come dispositivi di legittimazione di una violenza prolungata, rendendo opache le esperienze e le ragioni di chi vive sotto la pressione costante delle armi; una torsione del linguaggio che ritroviamo, con forme e intensità diverse, anche nella guerra in Ucraina.
In tutti questi casi si osserva lo stesso scarto: la realtà dei fatti viene sostituita da narrazioni che proteggono chi detiene il potere e trasformano gli effetti in cause. Chi dissente, chi protesta, chi sfida l’autorità viene presentato come minaccia; chi esercita violenza o reprime viene descritto come difensore dell’ordine.
Questa trasformazione non riguarda singoli conflitti, ma il modo stesso in cui oggi il potere si esercita e si giustifica. Il rischio non è soltanto l’estensione dei conflitti, ma la stabilizzazione di un ordine globale fondato sulla forza come principio regolatore. Ciò che appare come una serie di tragedie separate è in realtà la manifestazione di una stessa mutazione politica: la riduzione della convivenza a equilibrio di potenze, della sicurezza a deterrenza, della politica a tecnica di schieramento.
Interrogare questa logica significa mettere in luce le strutture che rendono la violenza riproducibile, prevedibile e quindi, in un certo senso, accettabile. Finché la forza resterà il linguaggio privilegiato del potere, le crisi continueranno a spostarsi, moltiplicarsi e trasformarsi senza mai davvero risolversi, e la pace resterà non un progetto condiviso, ma una pausa fragile dentro un mondo organizzato intorno alla guerra.
Sabato 24 gennaio dalle 17 alle 19 il Presidio Donne per la Pace sarà in via Ruggero Settimo angolo via Magliocco

UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne ANPI – Emily –
Governo di Lei – CIF – Le Onde – Arcilesbica – Donne della Comunità dell’Arca – Donne del Movimento nonviolento – Donne del Circolo Laudato si’

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